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Archive for the ‘Fatti&Personaggi’ Category

Mostre e Fiere del Disco 2010

July 19, 2010 admin No comments
Evento Luogo Data Informazioni
Grugliasco (TO) 24 Luglio 2010
Pistoia 5 Settembre 2010 ?
Vinilmania Milano Linate 16-17 Ottobre 2010 www.vinilmaniaitalia.com
Pescara 18-19 Settembre 2010 Montesilvano (ore 9 – 19)
Monza 18-19 Settembre 2010 www.monzanet.it
Torino 26 Settembre 2010
Roma 26 Settembre 2010 www.recordfair-roma.com
Reggio Emilia 3 Ottobre 2010
SanRemo 9-10 Ottobre 2010
Verona 24 Ottobre 2010
Padova 30-31 Ottobre e 1 Nov. 2010
Napoli 10 Ottobre 2010 www.discodays.it
Bologna 6-7 Novembre 2010
Parma 21 Novembre 2010
Prato 28 Novembre 2010
Forlì 4-5 Dicembre 2010
Roncadelle(BS) Dicembre 2010 ?

Per segnalare ulteriori eventi:  info@incoerentemente.it

London Calling e la chitarra di Elvis

March 21, 2010 Chiappinik No comments

Sid Vicious - Sex Pistols

I libri di storia si limiteranno probabilmente a ricordare il 1979 come l’anno della deposizione di Pol Pot, dello SME, del trattato SALT II, della Rivoluzione Islamica e dell’invasione dell’Afghanistan. Ovviamente il 1979 non è solo questo. Nella notte tra l’1 e il 2 Febbraio, mentre a Teheran una folla immensa festeggiava il rientro dell’ayatollah Khomeini, a New York un ragazzo di poco più di 20 anni facendosi l’ennesima dose di eroina metteva definitivamente fine alla sua vita e alla stagione del Punk Rock Britannico. La rivoluzione Punk del ’77 si era di fatto esaurita nel giro di tre anni non prima di aver segnato in modo indelebile la storia del Rock.

“Alle soglie del 1980, molte cose erano cambiate: i Sex Pistols si erano sciolti, Sid Vicious era morto, il punk inglese aveva conquistato gli States. I Clash, che pur erano rimasti i portabandiera di quel movimento, cominciarono a mutare fisionomia: dismessi gli abiti da “city rockers” e lasciata alle spalle una certa dose di ingenuità, i quattro cominciarono non soltanto a guardare al futuro ma, per la prima volta, tentarono anche di far i conti con quel passato che il punk aveva spesso rinnegato. La rivoluzione del ’77 si era esaurita precocemente perché non aveva saputo costruire o, meglio, non era stata in grado di ricostruire dopo aver distrutto; i Clash invece, intraprendendo una strada personale, ci riuscirono: attraverso un recupero del passato, cercarono dei valori per motivare il presente, per poterli proiettare nel futuro.” (F.P. Ferrotti)

Il 14 Dicembre 1979 mentre i carri armati sovietici cominciavano ad avanzare verso Kabul usciva in Gran Bretagna “London Calling” che fu per i Clash l’album della consacrazione.

“L’uscita di “London Calling” fu un vero spartiacque: sancì la fine gli anni 70, ma anche la fine di una stagione musicale. Un’intera generazione di giovani, all’indomani della sua uscita, percepì, forse già con un pizzico di nostalgia, il definitivo tramonto del movimento punk “storico”, ossia di quello che, in buona parte, si era identificato con la storia dei gruppi inglesi che l’avevano alimentato e supportato” (F.P. Ferrotti)

“London Calling” è proiettato nel futuro perché guarda anche al passato e perché è un mix perfettamente riuscito dei più diversi generi e gusti musicali. Non serve neppure ascoltarlo, basta osservare la copertina che non per nulla è diventata un’icona rock. La cover stessa guarda al passato: è una citazione molto esplicita ad Elvis e in particolare al suo disco d’esordio. I caratteri e i colori sono identici. Entrambe le fotografie sono in bianco e nero, entrambe sono state scattate durante un’esibizione dal vivo e in entrambe c’è una chitarra: Elvis la suona, i Clash la distruggono.

Elvis Presley - 31 Luglio 1955 - Fort Homer Hesterly Armory - Tampa, Florida

Il bassista dei Clash, Paul Simonon - Palladium - New York.

Immagine anteprima YouTube

Per approfondire:

Pietre miliari di OndaRock – London Calling

Wiki: The ClashLondon Calling -  Sex Pistols – Elvis Presley – Sid Vicious

James Hunt – Ottobre 1976

July 13, 2009 Chiappinik No comments
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James Hunt - GP Monaco 1974

Questa intervista è stata rilasciata da James Hunt (wiki) subito dopo la conquista del campionato del mondo 1976 e fu pubblicata nell’Ottobre 1976 da Quattroruote.

Signor Hunt, quando ha cominciato a correre in macchina?
Nel 1967, quando gia’ frequentavo la facolta’ di medicina. Mi ero iscritto per far contenti i miei genitori, che volevano un medico in casa, ma appena mi e’ capitata per le mani una ‘Mini’ preparata per le competizioni ho capito che solo al volante ad oltre duecento all’ora avrei pottuto realizzare me stesso.

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James Hunt

E’ stato facile per lei arrivare ad essere il numero uno?
Facile un corno! All’inizio scassavo tutte le macchine che mi affidavano. I miei debutti in Formula 3 ed in Formula Ford sono stati dei veri disastri. Dopo pochi giri di pista le mie macchine erano sempre pronte per l’ammasso rottami! Se non fosse intervenuto Lord Heskett, che considero il mio padrino, a noleggiarmi una Surtees prima e a comprarmi dopo una March di Formula 1, probabilmente a quest’ora sarei a far pratica in qualche ospedale.

Chi e’ Lord Heskett?
E’ un signore raffinatissimo, e per quanto riguarda il mio caso anche una persona lungimirante. Aveva intuito le mie reali possibilita’ e mi ha tolto dal disagio morale di essere considerato uno “scassamacchine”, come mi chiamavano i miei colleghi. Mi ha portato di peso in un mondo da favola. Come Cenerentola al gran ballo del principe, mi sono improvvisamente trovato a vivere tra elicotteri personali, aerei e yacht a mia completa disposizione, ville sontuose, castelli e tanto champagne. Ogni mio desiderio veniva soddisfatto in anticipo. Ma soprattutto mi hanno dato macchine che finalmente corrispondevano al mio temperamento. Con Lord Heskett l’anno scorso vinsi il Gran Premio d’Olanda e grazie a lui quest’anno ho avuto un ottimo ingaggio dalla McLaren. Credo di aver saputo ricambiare la fiducia che tutti mi hanno concesso.

Signor Hunt, di sua moglie Susan che l’ha lasciata cosa puo’ dire?
E’ una bella ragazza; adesso e’ sposata con Richard Burton, l’ex di Liz Taylor. Contenta lei, perchè dovrei preoccuparmi io? Adesso ho una fidanzata deliziosa: Jane Birbek, e non rimpiango affatto Susan.

james_hunt_1976

Hunt con le sue passioni: le sigarette, l'alcool, le donne e le macchine veloci.

Pensa di sposarsi ancora?
Forse un giorno. Adesso sarebbe ridicolo, le donne mi piovono letteralmente addosso. Non sono neppure in grado di fare delle conoscenze un po’ approfondite, visto il numero di quelle che devo accontentare. E poi voglio del tempo libero per divertirmi. Ho un gran numero di inviti, non intendo sottrarmi agli obblighi che la mia nuova posizione comporta.

Cosa fara’ adesso che il campionato e’ finito?
Andro’ in vacanza nella mia villa a Fuengirola, in Spagna. Ma prima faro’ il giro di tutti i locali di Londra. Continuero’ a bere con tutti gli amici, i conoscenti ed i miei fans fino ad ubriacarmi. Ne ho diritto, mi pare.

La sua nuova fidanzata e’ d’accordo?
E perche’ dovrebbe reclamare? Vuole Hunt? Bene, Hunt e’ cosi’; si sappia adattare, ed impari che ognuno ha un proprio spazio nella vita.

James Hunt - Mario Andretti - Zandvoort 1977

James Hunt - Mario Andretti - Zandvoort 1977

“Yes, you can”. Le nostre colpe le vostre responsabilità

July 12, 2009 admin No comments

{B} Ghana, la visita di Obama{/B} ” Vi parlo al termine di un lungo viaggio all’estero. Ho cominciato dalla Russia, per un summit tra le due potenze. Poi sono andato in Italia per un vertice tra le grandi economie mondiali. Sono venuto qui in Ghana per una semplice ragione.

L’aspetto che avrà il XXI secolo non dipenderà solo da quello che succede a Roma, a Mosca o a Washington, ma anche da quello che succede ad Accra.

Io non considero i Paesi e i popoli dell’Africa come un mondo a parte: io considero l’Africa come una parte fondamentale del nostro mondo interconnesso. Dobbiamo partire da una semplice premessa: il futuro dell’Africa spetta agli africani. Dico questo conoscendo perfettamente il tragico passato che ha perseguitato in certe occasioni questa parte del mondo. Io ho dentro di me il sangue dell’Africa. Mio nonno faceva il cuoco per gli inglesi in Kenya, e nonostante fosse un anziano rispettato nel suo villaggio i suoi datori di lavoro lo chiamarono “ragazzo” per buona parte della sua vita. Mio padre crebbe pascolando le capre in un minuscolo villaggio, lontanissimo dalle università americane dove sarebbe andato per ricevere un’istruzione. Diventò grande in un momento di straordinarie promesse per l’Africa. Le lotte della generazione di suo padre stavano dando vita a nuove nazioni, a cominciare proprio da qui, in Ghana. Ma nonostante i progressi che sono stati fatti, noi sappiamo che quella promessa in gran parte deve ancora essere mantenuta. Paesi come il Kenya, che quando sono nato io aveva un reddito pro capite maggiore di quello della Corea del Sud, sono rimasti drammaticamente indietro. Malattie e conflitti hanno devastato intere parti del continente africano.

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